L’Europa Latina preferisce telefoni IP di qualità

I mercati della telefonia IP di Francia, Italia, Spagna e Portogallo sono molto simili fatto salvo un diverso tipo di approccio all’acquisto dovuto a differenze culturali: il noto pioniere del VoIP Snom analizza i diversi mercati.

Milano – Rispetto ai mercati dell’Europa centrosettentrionale, dove le aziende tendenzialmente hanno un approccio da “early adopters” verso le novità introdotte dall’avanzamento delle tecnologie, l’Europa Latina predilige cautela e brand di qualità, soprattutto quando si tratta di rinnovare l’infrastruttura per la telefonia, uno dei servizi più critici per la produttività aziendale. La migrazione al VoIP condotta più o meno silentemente da parte di tutti gli operatori telefonici in tutto il continente, la disponibilità di una banda internet sempre maggiore a prezzi appetibili, come di linee telefoniche fruibili in modalità SIP Trunk e l’avvento del VoIP erogato tramite cloud a canone mensile hanno contribuito ad azzerare le barriere inizialmente tecniche e in un secondo tempo psicologiche che minavano l’adozione di massa del VoIP nell’Europa Latina, contribuendo a far riconoscere la nuova tecnologia come abilitatore di una maggior flessibilità e produttività degli impiegati. In Francia, Italia, regione iberica, il VoIP non è più solo un altro modo per trasmettere una conversazione telefonica ma la chiave di volta per fruire dei benefici di soluzioni UCC sempre più mature, attraverso telefoni che però devono assicurare la massima versatilità e interoperabilità. Questo quanto riscontrato dai team di Snom Francia, Italia e regione iberica guidati da Fabio Albanini, Head of Sales South of Europe di Snom.

“Nell’Europa Latina Snom è ormai un marchio apprezzato in primis grazie alla presenza di un team locale che eroga supporto commerciale e tecnico e per la qualità di hardware e software che contraddistingue i nostri terminali. I nostri prodotti sono noti per un tasso di resi quasi pari a zero”, conferma Albanini, che aggiunge: “Snom risulta spesso vincente perché è sinonimo di affidabilità, il brand ha una storicità positiva costruita negli anni e offre alla propria clientela un portafoglio estremamente vario al fine di coprire tutte le esigenze in modo trasversale, a fronte della diversità di settore in cui operano gli acquirenti dei prodotti Snom in tutti i mercati dell’Europa Latina, non da ultimo i nostri clienti beneficiano di due anni di garanzia sui terminali”.

Massimo Lucini, Channel Director Italy di Snom

Un altro elemento che accomuna la clientela dell’Europa Latina è il desiderio di avvalersi di terminali IP altamente compatibili con le piattaforme VoIP selezionate, a garanzia della massima libertà di scelta. “Lo standard SIP è ancora oggetto di ‘interpretazione’”, commenta Albanini, “i nostri ingegneri lavorano alacremente per garantire l’interoperabilità dei nostri terminali fissi o DECT come dei sistemi per le conferenze telefoniche con il maggior numero possibile di centralini IP e soluzioni UC al fine di assicurare ai nostri clienti la fruibilità di tutte le funzioni comfort dei nostri prodotti in modalità plug & play”. Un’interoperabilità che ha anche consentito al vendor di instaurare partnership con i più noti carrier della macroregione, sopperendo almeno in parte ai vincoli dovuti all’imposizione del router e/o dell’infrastruttura per la telefonia spesso applicata dagli operatori tradizionali in tutta la regione ma ad esempio abolita per legge nel 2016 in Germania.

Se da un lato in Francia e in Italia la qualità dei terminali surclassa la pur bassa differenza di prezzo tra i terminali premium del vendor teutonico e altri telefoni IP, in Spagna e Portogallo, dove il VoIP è più avanti che in Italia ad esempio, la cultura è molto mediterranea, le aziende scendono più facilmente a compromessi in un’ottica best deal ancora retaggio della crisi, la sensibilità al costo d’acquisto supera in quest’area quella riscontrata negli altri mercati, dove le aziende valutano in primis il costo operativo totale e l’affidabilità dell’infrastruttura implementata. “In Spagna e Portogallo siamo partiti più tardi con una presenza locale rispetto a Italia e Francia. Stiamo attuando le stesse strategie adottate negli altri due Paesi per essere protagonisti anche nella regione iberica, e i risultati stupefacenti conseguiti nel 2017 ci rendono fiduciosi”, conclude Albanini.

Il mercato italiano

Tornando indietro nel tempo, nel 2009, in contesto di crisi, i rivenditori in Italia cercavano alternative ai grandi brand della telefonia. Il VoIP era un nuovo modo di fare business ma non troppo ben visto dalle aziende utenti finali, anche a fronte della proliferazione di installatori VoIP “improvvisati”, che in presenza di errate configurazioni addossavano eventuali defiances alla tecnologia. Grazie ad attività intense di reclutamento e di condivisione del know-how con i propri partner, oltre che a prodotti rivelatisi versatili e praticamente indistruttibili, Snom Italia si è assicurata negli anni un vantaggio competitivo in perfetta armonia con l’evoluzione tecnologica, con la scrematura naturale degli installatori e con l’avvento di una nuova generazione di operatori di canale che oggi non cercano una semplice alternativa alle soluzioni proprietarie o piattaforme VoIP gratuite, ma vogliono offrire alla propria clientela la stessa affidabilità e stabilità della telefonia tradizionale coniugandola però in soluzioni flessibili per le telecomunicazioni basate su standard aperti. Sia il canale sia le aziende utenti finali vogliono avere la certezza di potersi avvalere del supporto concreto da parte del produttore senza dover dipendere da un singolo programmatore. Sono consci dell’importanza degli aggiornamenti gratuiti del firmware per chiudere eventuali vulnerabilità e usufruire di nuove funzionalità. Desiderano abbattere i costi della telefonia ma senza compromessi sulla qualità. Insomma, vogliono appoggiarsi a soluzioni e telefoni di comprovata solidità.

“Dopo 12 anni in Italia, Snom non deve più presentare il brand né ai rivenditori né agli IT-Manager delle aziende, entrambi conoscono le tecnologie e i prodotti, spesso li hanno già testati” afferma Massimo Lucini, Channel Director Italy di Snom. “Oggi lavoriamo molto sui vantaggi della piena integrazione voce/dati e su come fruirne con i nostri terminali. Dall’integrazione dei nostri telefoni con soluzioni UCC e altre tecnologie, tra cui, ad esempio la domotica, nascono modalità di utilizzo innovative. E’ già possibile infatti impiegare i telefoni per l’automazione dell’edificio, per accendere luci, aprire portoni o sbarre del garage, persino per gestire gli accessi del personale e molto altro. Funzionalità e quindi esigenze che rivenditori e aziende scoprono di avere solo dialogando con noi”.

In Italia “esserci” fa la differenza, soprattutto in termini di assistenza post-vendita. Il rapporto personale con i partner è essenziale per costruire la necessaria fiducia che viene poi trasferita integralmente all’azienda utente. Il successo dei prodotti Snom in Italia oggi è decretato sia dalla nota qualità, sia dal fatto che il team di Snom risolve i problemi, anche quando eventuali disservizi non competono al telefono. “Infine”, conclude Lucini, “un altro elemento chiave è la collaborazione reciproca instaurata con gli altri vendor, ulteriore conferma di reattività alle richieste del rivenditore o dell’azienda utente”.

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Smart Home: uno standard, libera scelta di prodotti? Non solo un sogno con DECT ULE

Mentre diversi protocolli lottano per disputarsi per il primato, uno standard per la comunicazione senza fili ben consolidato si è evoluto in un ecosistema articolato offrendo da subito un’infrastruttura per la smart home affidabile e accessibile a più produttori: DECT ULE (Ultra Low Energy).

Berna – L’attuale mercato dei dispositivi per la domotica venduti ai consumatori a prezzi contenuti è in forte crescita e sembra focalizzarsi primariamente sulla gestione energetica e la misurazione dei consumi attraverso prese, termostati e regolatori di umidità intelligenti, oltre che sulla sorveglianza. Nel corso degli ultimi anni, i produttori che si sono fatti un nome in questo mercato in rapida ascesa hanno adottato protocolli differenti (Bluetooth, En-Ocean, HomeMatic, KNX, WLAN, Z-Way, ZigBee) per integrare i propri prodotti “smart home” nella rete domestica dei consumatori e assicurare loro l’accesso remoto a dispositivi e applicazioni domotiche. Mentre in altri settori industriali questa diversificazione ha favorito l’evoluzione, non è stato così in ambito domotico, ora sovraccarico di innumerevoli dispositivi spesso neanche compatibili tra loro sebbene usino lo stesso protocollo, obbligando l’utente ad impiegare dozzine di app sul proprio smartphone per accedere e gestire ogni singolo attuatore o sensore. Ormai è assolutamente chiaro che consentire a più vendor di appoggiarsi ad una singola centrale per la gestione dei dispositivi attraverso l’impiego coerente di un unico protocollo cifrato per l’automazione domestica favorirà una più ampia adozione della domotica presso gli utenti finali e una più sana competizione tra i produttori.

L’interoperabilità? Riduce tempi e costi trasformando la domotica in un business vantaggioso!

L’interoperabilità è un criterio chiave per i produttori che desiderano avvalersi delle opportunità di cross-selling dei propri prodotti sui clienti condivisi con altri vendor. Per gli utenti finali invece implica la possibilità di risparmiare tempo e costi approfittando di una forte semplificazione della gestione della propria casa o dell’ufficio domotizzato. La ULE Alliance ha sviluppato il protocollo HAN FUN che, se implementato nelle stazioni base e nei vari nodi, consente ad una singola stazione base DECT, terminale DECT o app per smartphone di gestire i dispositivi di diversi produttori. Considerando che una singola rete DECT ULE supporta fino a 2.000 attuatori e sensori, non ci sono limiti alla libertà di scelta garantita dall’uso di router che supportino lo standard DECT ULE / HAN FUN e che gestiscano videocamere di sorveglianza, sensori per l’umidità, sensori per porte e finestre, sensori di movimento, fumo o anidride carbonica, termostati, prese intelligenti e ovviamente i telefoni cordless DECT!

A chi serve DECT ULE?

Utenti finali

E’ davvero palese perchè i consumatori dovrebbero richiedere dispositivi compatibili con lo standard DECT-ULE / HAN FAN: sono a prova di futuro, interoperabili, estremamente efficienti dal punto di vista energetico (molti nodi sono operativi per anni con una singola batteria AAA) e presentano una curva di apprendimento minima. Tutti conoscono il DECT nella sua forma elementare di stazione base DECT a sè stante corredata da uno o più telefoni cordless. Qualora un router (p.es. FRITZ!Box di AVM o i router Lantiq ora Intel oppure i router Speedport forniti da Deutsche Telekom alla clientela tedesca) integri una stazione base DECT (CAT-iq), permette ai dispositivi domotici di utilizzare la linea Internet (xDSL, fibra o LTE) per la trasmissione di dati via IP. Grazie a queste implementazioni, i dispositivi DECT ULE sono connessi a Internet e sono controllati da un cordless DECT o dal router, rendendo questa una delle reti più semplici da installare per fruire della domotica a bassissimo consumo energetico. Anche la portata del segnale DECT ULE non ha nulla da invidiare alla concorrenza. Con distanze di fino a 70 m nell’abitazione e oltre 300 m all’esterno, offre connettività a qualunque sensore di controllo domotico, per la sicurezza o il monitoraggio ambientale, nella stragrande maggioranza degli scenari d’uso domestici. Il protocollo garantisce altresì una bassa latenza, consentento il collegamento di un attuatore alla base, l’invio di un segnale e la disconnessione in meno di 50 millisecondi. I nodi si avviano e comunicano solo se attivati, come nel caso di un contatto magnetico per il monitoraggio dell’apertura della porta qualora essa venga aperta. Anche questo contribuisce al risparmio energetico.

Per coloro che prestano maggior attenzione alle vulnerabilità di cui sono spesso affetti i dispositivi IoT, il protocollo DECT ULE usa una cifratura AES da 128 bit per tutelare la trasmissione dei dati, sebbene non sia necessario, dato che tale scambio di informazioni ha luogo su una frequenza dedicata e protetta (1900 MHz), che non disturba né deve condividere, né è soggetta alle interferenze dovute a wifi, Bluetooth o altre frequenze usate per scambiare dati.

Carrier

I benefici per gli operatori Internet sono altrettanto interessanti. Nel prossimo futuro le aziende che forniscono connettività non si differenzieranno le une dalle altre tanto per i servizi internet forniti o in base al prezzo del servizio ma sul valore aggiunto che apporteranno alla rete domestica dell’utente tramite i propri router, se ne impongono l’uso ai propri clienti, come avviene ancora in molti casi in Italia. Per questo motivo gli operatori dovrebbero considerare l’uso delle infrastrutture DECT già esistenti (il proprio router e i telefoni cordless) presso la propria clientela, al fine di consentire agli utenti di beneficiare di tutti i vantaggi della smart home in tutta sicurezza grazie a DECT-ULE / HAN FUN. Una soluzione che i carrier possono implementare facilmente a basso costo, dato che, nella maggior parte dei casi, il chip DECT esistente non va sostituito ma solo aggiornato. Peraltro questo è il motivo per cui uno degli operatori leader in Europa, la Deutsche Telekom, offre da un paio d’anni ai propri clienti router “smart home” basati su DECT-ULE e ha iniziato a produrre componenti per la domotica che nel prossimo futuro potrebbero persino essere compatibili con router di terze parti grazie a HAN FUN.

Produttori

Per quanto riguarda i produttori invece, il protocollo DECT (Digital Enhanced Cordless Telecommunications) è una tecnologia per la trasmissione audio ben consolidata e nota a livello mondiale. Utilizzata dal 1993 nei telefoni cordless, trova impiego presso oltre 600 milioni di abitazioni in oltre 100 Paesi. L’enorme parco installato di DECT e l’efficienza energetica senza pari del suo più recente sviluppo, DECT ULE, aprono lo standard della telefonia senza fili ad un potenziale impiego di massa della domotica e della comunicazione macchina-macchina (M2M), dando vita ad una piattaforma standardizzata per la smart home e per l’automatizzazione degli uffici a cui i clienti sono già avvezzi.

Ecco perché la ULE Alliance, con sede in Svizzera, promuove da tempo l’adozione dello standard DECT ULE e conta già su numerosi produttori di chip, dispositivi domotici e operatori internet in tutto il mondo. Tra i membri attuali della ULE Alliance figurano tra gli altri Aastra, AVM, Crow, Dialog Semiconductor, DSP Group, DT, Cisco, Ericsson, Gigaset, Huawei, IntelIntel, Netgear, Ooma NEC, Panasonic, Sercomm, SGW Global, Quby, VTech, Zyxel.

Sicurezza in Rete: non abbassare il livello di guardia è essenziale

Gli innumerevoli cyberattacchi degli ultimi temi ci hanno mostrato che un semplice incidente può avere conseguenze catastrofiche – dall’interruzione della produzione alla chiusura di interi siti produttivi, dalla perdita di dati aziendali critici fino a danni per l’immagine e la reputazione. Siamo quotidianamente confrontati con attacchi sempre più sofisticati, che mettono in risalto la difficoltà di aziende private ed enti della pubblica amministrazione di rispondere efficacemente a minacce di nuova generazione.

Occorre un cambiamento di rotta

E’ assolutamente illusiorio pensare che i cyberattacchi possano essere fermati definitivamente su due piedi. Le aziende sono chiamate a riscattarsi dall’attuale ruolo di spettatore passivo e a prendere provvedimenti. Misure di cybersecurity che per molte aziende rappresentano uno sforzo (technologico, umano, organizzativo) e di conseguenza vengono messe in panchina. Ne consegue che oltre metà delle aziende spende ancora oggi meno del 3% del proprio budget IT in sicurezza (fonte Clusif 2016).

Pierre Calais, Direttore Generale di Stormshield

Ovviamente proteggere l’azienda con soluzioni adeguate ha un costo, ma tale investimento è necessario tanto quanto siglare una polizza assicurativa: la sicurezza IT va inquadrata come colonna portante di una strategia di governance aziendale contemplando tutti gli aspetti di natura tecnologica e organizzativa.

Per evitare che le normative impongano alle aziende regole sempre più stringenti in tema di cybersicurezza, esse devono affrontare le proprie responsabilità: le decisioni in merito agli investimenti in cybersecurity non dovrebbero riguardare esclusivamente lo staff IT bensì anche il management.

Tentativi di grande effetto

Uno dei maggiori cambiamenti che abbiamo riscontrato negli attacchi è la volontà degli hacker di renderli visibili. Siamo decisamente lontani da quelle APT (Advance Persistent Threat) il cui scopo consiste nell’operare nell’ombra il più a lungo possibile. I recenti attacchi di massa hanno lo scopo di guadagnarsi la massima visibilità, esponendo su larga scala le vulnerabilità che affliggono numerosissime aziende. Tuttavia questi attacchi potrebbero essere dei meri tentativi di sondare la qualità delle difese di un’azienda. Non illudiamoci: questo è solo l’inizio, virulenza e pericolosità aumenteranno.

Rispolveriamo il senso civico per il bene della collettività

La cybersicurezza è un tema che riguarda la collettività. La proliferazione degli attacchi negli scorsi mesi dovrebbe mettere in allarme le aziende puntando i riflettori su un trend che si ripercuote pesantemetne sulla produttività aziendale.

E‘ altrettanto importante, trascendere dalla mera protezione dei dati, le organizzazioni devono assumersi il proprio ruolo rispetto a impiegati, partner e clienti. E poiché il confine tra privato e professionale svanisce progressivamente, le aziende dovrebbero farsi carico della tutela delle attività e/o identità digitali di collaboratori e clienti.

Se la collettività prendesse a cuore tali indicazioni e reagisse, potremmo forse evitare il peggo e dar vita ad un ambiente digitale sicuro per il bene di tutti.

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SaaS: quale futuro è riservato al canale ICT?

Le tecnologie per le telecomunicazioni e l’elaborazione di informazioni (ICT) fanno ormai talmente parte del nostro quotidiano da rendere inimmaginabili scenari in cui non vengano impiegate, specie in ambito aziendale. Oggi industria a sé stante, l’ICT ha un notevole impatto sulle economie mondiali, su politica e cultura ed è indubbiamente un settore in piena crescita su scala globale. Grazie al costante sviluppo di nuove soluzioni e piattaforme, nuovi provider di soluzioni SaaS accedono al mercato quotidianamente monetizzando sullo sviluppo progressivo di prodotti che migliorano e rendono l’ICT più fruibile per gli utenti finali.

Con l’avvento del cloud e la proliferazione di servizi erogati in modalità SaaS tramite piattaforme ospitate e accessibili via Internet, risulta comprensibile che tra i rivenditori e i distributori si diffondano timori in merito alla propria rilevanza nella commercializzazione di prodotti SaaS, che, di norma, richiedono pochissimo hardware, riducono al minimo i costi logistici e operativi, e possono essere semplicemente “scaricati” dal web. In questo scenario è logico chiedersi quale futuro sia riservato al canale ICT.

Niente dubbi: Canale essenziale

3CX, noto produttore di soluzioni software-based per le telecomunicazioni di nuova generazione, opera da sempre con un modello commerciale indiretto. I molti anni di esperienza raccolta sul campo mostrano che la combinazione di un un prodotto SaaS dal prezzo competitivo e un accordo commerciale premiante sia la chiave del successo del canale, in un settore, quello dell’ICT, in costante evoluzione. Le relazioni tra produttore e partner commerciali beneficiano mutualmente della crescita del mercato ICT: agendo da “moltiplicatori” sul territorio, distributori e rivenditori sono infatti nella posizione di offrire assistenza pre- e postvendita e di ampliare la propria marginalità con servizi a valore costruiti attorno ad una soluzione di nuova generazione “plug & play” nota per affidabilità e versatilità, come la piattaforma UC di 3CX. Dall’altro lato il produttore ha la certezza che i suoi utenti godano dei servizi di assistenza erogati tramite partner competenti, un’impresa di cui non potrebbe mai farsi carico da solo. Ne emerge quindi un rapporto simbiotico, che – nel caso di 3CX – risulta molto equilibrato e profittevole per il canale.

Competenze condivise: la base dell’innovazione

Grazie alle forti partnership strette in tutto il mondo, 3CX acquisisce competenze sia in merito alla specificità del mercato di una data area geografica, sia in merito alle esigenze degli utenti, competenze che condivide con i propri partner sotto forma di innovazione, in modo che essi possano aprirsi a nuovi mercati diversificandosi anche dal punto di vista territoriale.

Ne è un esempio lo sviluppo della soluzione 3CX PBX Express: con la crescente adozione di servizi in hosting da parte delle aziende, 3CX ha ritenuto opportuno far sì che i propri partner potessero beneficiare di un mercato in piena crescita. Con PBX Express i partner 3CX dispongono infatti di uno strumento con cui installare la piattaforma UC dei clienti sul rispettivo account nel cloud in pochi minuti, semplificando la proposta di soluzioni UC ospitate presso un provider di servizi cloud di propria scelta o sui server del rivenditore stesso. L’innovazione per cui 3CX ha ricevuto numerosi riconoscimenti non riguarda però solo i prodotti.

Un programma partner fuori dal comune 

Con il suo Partner Program 3CX qualifica e premia i suoi rivenditori, offrendo loro accesso a corsi di formazione ed esami di certificazione gratuiti, materiale informativo sempre aggiornato, strumenti di marketing e lead, al fine di favorire le attività commerciali di distributori e rivenditori sul rispettivo mercato di riferimento, ma non è tutto. I partner 3CX acquisiscono letteralmente punti per ogni  singolo progetto generato. Il passaggio ad un livello di partnership superiore dipende quindi sia dalla certificazione ottenuta, sia dal numero di punti ottenuti dal partner. Il sistema a punti premia i partner certificati 3CX che dimostrano lealtà al brand attraverso vendite ricorrenti. Esso però non riflette esclusivamente il giro d’affari realizzato ma soprattutto lo sforzo e l’impegno dimostrato dal partner, offre quindi anche alle aziende di minori dimensioni l’opportunità di accedere a livelli di partnership superiori con i relativi benefici.

Suddiviso in cinque livelli, Affiliate, Bronze, Silver, Gold e Platinum, il programma partner di 3CX assicura vantaggi e marginalità superiori ad ogni nuovo livello raggiunto. Azienda di canale al 100%, 3CX vende i suoi prodotti solo attraverso la propria rete commerciale, di conseguenza non è mai in concorrenza con i propri rivenditori, una strategia che ha assicurato a 3CX una crescita del 40% anno su anno.

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Petya redivivo, nuova minaccia

Di Petya G DATA ha già parlato nel 2016. Il ransomware si ripresenta occasionalmente con nuove vesti, l’ultima volta come “GoldenEye”. Questa nuova ondata di infezioni presenta una sola differenza: è la prima volta che Petya sfrutta un exploit proveniente dall’arsenale di un’agenzia di intelligence, portato tristemente alla ribalta con WannaCry.

Bochum – Secondo le ultime notizie diffuse dalle regioni inizialmente interessate dall’attacco e dai media, l’ondata di infezioni con il ransomware di Petya ha colpito numerosissime organizzazioni governative e private in Europa come negli Stati Uniti, tra cui una grande compagnia petrolifera, costretta – secondo indiscrezioni – a passare ai server di backup per garantire la continuità della produzione, aziende per la fornitura di energia elettrica, società di logistica e l’aeroporto di Kiev, chiuso nel tardo pomeriggio di ieri per le conseguenze dell’infezione, oltre a sistemi di pagamento elettronico in uso presso supermercati.

Nel frattempo, primi pagamenti del riscatto richiesto sono già stati versati su quello che – al momento – risulta essere l’unico portafoglio bitcoin per il quale si riconosca una relazione diretta con l’attuale campagna. G DATA sconsiglia fortemente di pagare qualsiasi riscatto! Non necessariamente il pagamento assicura che si possa di nuovo disporre dei file cifrati. Tra l’altro, una volta scoperto che cybercriminali si stavano avvalendo di una casella di posta elettronica Posteo per lanciare l’attacco su larga scala, il provider tedesco ha bloccato l’accesso alla casella e ha informato l’Ufficio Federale per la Sicurezza Informatica. I cybercriminali non hanno più accesso alle mail ivi inviate.

Dettagli tecnici

Dalle analisi condotte dai G DATA Security Lab e da risultanze condivise dalla community infosec, l’origine dell’ondata di infezioni è stata individuata nella compromissione di un meccanismo di aggiornamento di un software ampiamente utilizzato per la contabilità. Le prime vittime sono state infettate proprio tramite l’aggiornamento di tale software. Pur avvalendosi di Eternalblue per infettare la rete locale, a differenza di  Wannacry il “nuovo” Petya non si propaga tramite Internet. Cerca invece accesso alle credenziali di amministratore per poter inserire i propri file in cartelle $admin condivise in rete. Anche la cifratura mostra tratti familiari: il ransomware verifica se ha modo di accedere ai privilegi di amministratore per sovrascrivere alcune aree del disco rigido. Qualora l’esito sia positivo, viene forzato il reboot di una macchina infetta dopo aver subito un crash. Al contrario di quanto presentato da alcuni rapporti comparsi su piattaforme di social media, in questo ransomware non è presente alcun “killswitch”.

All’attuale stato delle cose, la componente che dà luogo alla diffusione dell’ultima variante di Petya pare funzionare meglio di WannaCry su Windows XP. Oltre a ciò, la versione corrente cancella il registro degli eventi di Windows durante il processo di infezione.

Il ransomware prende di mira file con le seguenti estensioni:

.3ds .7z .accdb.  ai. asp .aspx .avhd .back .bak .c .cfg .conf .cpp .cs .ctl .dbf .disk

.djvu .doc .docx .dwg .eml .fdb .gz .h .hdd .kdbx .mail .mdb .msg .nrg .ora .ost .ova .ovf .pdf .php .pmf .ppt

.pptx .pst .pvi .py .pyc .rar .rtf .sln .sql .tar .vbox .vbs .vcb .vdi .vfd .vmc .vmdk .vmsd .vmx .vsdx .vsv .work .xls.

xlsx .xvd .zip

Un’infinità di nomi per il Petya redivivo

G DATA ha riscontrato una generalizzata confusione nell’assegnare un nome all’attuale variante del ransomware “Petya”. La base di codice è indubbiamente quella di Petya / Misha / GoldenEye, per questo motivo inizialmente intendevamo procedere usando il nome “Petya”. Altri lo hanno chiamato NotPetya, EternalPetya, PetyaBlue, Petna, PetyaWrap, Petrwrap, SortaPetya, Nyetya, Expetr e altri. Pur avendo deciso di fare riferimento a questa particolare nuova variante con il nome Petna, la denominazione con cui il ransomware è identificato resta invariata.

Clienti G DATA protetti

La variante corrente è rilevata da tutte le soluzioni G DATA come Win32.Trojan-Ransom.Petya.V e Trojan.Ransom.GoldenEye.B. Altri moduli proattivi quali l’ExploitProtection e la protezione comportamentale AntiRansomware offrono un ulteriore livello di protezione.

Countromisure e mitigazione

Ci sono diverse misure efficaci per prevenire infezioni o quanto meno mitigare i rischi:

  • Installare l’ultimo aggiornamento di Windows se possibile. Questo aggiornamento (disponibile dal mese di marzo – come già indicato nel caso di WannaCry) chiude le falle di cui si avvale l’exploit Eternalblue.
  • Per prevenire infezioni attraverso l’interfaccia di gestione di Windows (WMI), gli amministratori di sistema dovrebbero prendere alcune precauzioni, come raccomandato da Microsoft
  • L’esecuzione di un codice da remoto attraveso PSExec o WMI richiede privilegi di amministratore: si sconsiglia di garantire tali privilegi ai normali utenti.
  • Se si nota un’infezione prima che appaia la richiesta di riscatto, spegnere immediatamente il sistema. Non riavviare la macchina in nessun caso – c’è la possibilità che non tutto sia stato cifrato prima dello spegnimento forzato.

Di nuovo: raccomandiamo di non effettuare alcun pagamento di riscatto, soprattutto visto che il provider ha chiuso la casella di posta elettronica dei criminali.

Per ulteriori dettagli tecnici e aggiornamenti consultare il blog G DATA al link https://www.gdatasoftware.com/blog/2017/06/29840-petya-is-back-again

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La sicurezza IT del Ducati Team nella MotoGP 2017 è firmata G DATA

logo-claim-2015-3c-highresIn concomitanza con la presentazione ufficiale di team e motoveicoli Ducati Corse per il Campionato Mondiale MotoGP 2017 un’importante conferma: anche quest’anno è affidato a G DATA l’onere e l’onore di tutelare dati e server di pista della squadra di Borgo Panigale.

Bologna / Borgo Panigale

All’inizio dello scorso anno G DATA e Ducati Corse annunciavano una partnership tecnica che vedeva le soluzioni del produttore tedesco tutelare l’integrità dei dati e dei server di pista del team di Borgo Panigale in tutte le tappe del Campionato Mondiale MotoGP 2016.

DC_1_4_Partner TecnicoVE_BASSA“Siamo molto soddisfatti dell’esperienza fatta con G DATA Endpoint Protection nel 2016. Eccellente il livello di protezione garantito dalla soluzione, rivelatasi proattiva, efficiente e flessibile. Affidabile ed egregio anche il supporto fornitoci. Riconfermiamo quindi a pieni voti la partnership tecnica con G DATA anche per il 2017, anno per noi particolarmente impegnativo in termini agonistici,” afferma Stefano Rendina, Responsabile IT, Ducati Corse.

Essere partner tecnico di Ducati Corse nel 2016 è stato un banco di prova molto importante per G DATA. “L’affidabilità della protezione fornita e la flessibilità della nostra soluzione nei più diversi contesti sono stati messi alla prova di tappa in tappa con riscontro immediato”, conferma Giulio VADA, Country Manager di G DATA Italia. “Siamo lieti di aver soddisfatto appieno esigenze molto specifiche e stringenti sulla sicurezza dei dati di un team, quello di Ducati Corse, per cui tali dati sono alla base di qualsiasi decisione in merito alle strategie da adottare nel Campionato. Siamo quindi davvero onorati di poter contribuire alla protezione e alla continuità del servizio dei sistemi di bordo pista del team di Borgo Panigale anche per la MotoGP 2017”.

Ulteriori informazioni sulla soluzione G DATA e il suo impiego presso Ducati Corse sono consultabili al link https://www.gdata.it/aziende/case-studies/ducati

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3CX: Luci e ombre della mobile enterprise

L’enterprise mobility è la chiave del successo delle aziende nel prossimo futuro, ma solo se si minimizzano fattori che possono minarne l’efficacia.3CX-Logo-High-Resolution-1024x372
L’opinione di 3CX.

Modena – Sono numerosissimi gli istituti di ricerca indipendenti a livello globale che vedono il futuro di infrastrutture e telecomunicazioni evolversi a medio termine da “mobile friendly” a “mobile only”, specie presso quelle aziende con un management molto articolato o con numerosi collaboratori sul territorio, tra cui personale commerciale o operatori dell’assistenza tecnica. Una trasformazione che, a detta degli analisti, dovrebbe seguire lo stesso percorso tracciato da applicazioni accessibili inizialmente anche tramite web e che ora sono esclusivamente fruibili tramite web e infrastrutture accessibili anche tramite cloud oggi esclusivamente cloud-based. Più che “se”, secondo gli analisti c’è da chiedersi quando vivremo concretamente questa trasformazione.

In Italia, con l’eccezione di pochi settori di mercato tra cui quello informatico, dove già da tempo la maggior parte dei collaboratori opera per lo più da remoto, sono ancora poche le misure attuate in favore del “lavoro agile”. Tutti i settori però sono accomunati da un uso ormai imprescindibile dei dispositivi mobili, piattaforme da cui non si può che beneficiare, mettendo a frutto i vantaggi della digital transformation, tanto più necessaria alle aziende, quanto più aumenta la concorrenza internazionale.

“Dall’incremento della mobilità in azienda, che venga traslata o meno in ‘lavoro agile’, ci si aspettano risvolti estremamente positivi in termini di produttività, abbattimento dei costi e gestione della clientela, e – a lungo termine – effetti positivi anche a livello sociale, quali una riduzione del gender gap e un maggior equilibrio tra vita privata e attività professionale dei singoli collaboratori”, conferma Loris Saretta, Sales Manager Italy / Malta di 3CX, motivo per cui gli investimenti in infrastrutture e applicazioni che favoriscano l’enterprise mobility saranno forieri, secondo IDC, di un giro d’affari globale di 1.7 trilioni di dollari entro il 2020. La corsa all’enterprise mobility però presenta anche alcuni aspetti che possono ridurre se non minare l’efficacia di tali investimenti.

“Le aziende che intendono investire in enterprise mobility devono fare i conti con una realtà, che vede da un lato la necessità di ottimizzare collaborazione e comunicazione con gli impiegati remoti che sono oggettivamente più isolati rispetto alle controparti presso la sede aziendale e, dall’altro, un nuovo livello di minaccia alla riservatezza di dati e comunicazioni”, sottolinea Saretta. Fattori che, se non presi debitamente in considerazione, danno luogo ad un fallimento immediato dei progetti di incremento della mobilità.

Restringendo il campo alle soluzioni UC aziendali, l’uso degli smartphone per lo più promiscuo professionale/privato mette in difficoltà i reparti IT, che, se da un lato devono garantire la sicurezza delle conversazioni condotte tramite smartphone e dei dati a cui si accede tramite questo strumento, dall’altro devono assicurare agli utenti la libera fruibilità del proprio cellulare. Ecco perché, sempre secondo IDC, uno dei cavalli trainanti del business generato dall’incremento della mobilità saranno proprio sistemi per la messa in sicurezza e la gestione di tali dispositivi. Focalizzata da sempre sulla massima sicurezza delle conversazioni, 3CX offre alle aziende softphone client per piattaforme mobili (Android, iOS, Windows e MAC) gratuiti si collegano al centralino aziendale tramite tunnel/proxy SIP integrato, per una cifratura punto punto dei dati e delle conversazioni. Ciò implica che anche in presenza di app private e/o malevole che richiedono indiscriminatamente l’accesso ai contatti e al microfono del dispositivo, i dati e le conversazioni condotte tramite i client 3CX sono protetti.

Anche la proliferazione di app su smartphone o tablet è uno dei frutti della corsa alla mobility che indubbiamente non favorisce la semplificazione dei processi aziendali, né tantomeno consente all’impiegato di ottimizzare le proprie attività. Al contrario obbliga il collaboratore remoto, che ha oggettivamente esigenze di comunicazione molto più pressanti dei suoi pari in sede, a acrobatismi tra più applicazioni anche solo per interfacciarsi con colleghi, superiori e clienti. Se poi in azienda si impiegano sistemi CRM o ERP, accedere ai dati dei clienti da chiamare o a informazioni aggiornate e rilevanti per la telefonata da condurre, richiede in genere l’utilizzo di ulteriori app. Doversi avvalere di più app per condurre una telefonata “informata” con un cliente o per consultarne i recapiti, per avviare una videoconferenza o anche solo per sapere se un collega è reperibile risulta alla lunga oberoso, cagionando l’abbandono dei nuovi strumenti.

Con l’ultimo aggiornamento, 3CX ha reso l’integrazione dei propri client con le piattaforme mobili ancora più trasparente. Le chiamate in arrivo sui nuovi client per iOS e Android sono trattate dal sistema esattamente come le chiamate ricevute tramite rete mobile. E’ possibile rispondervi anche in presenza di blocco schermo e, qualora arrivi una chiamata su rete mobile durante la telefonata condotta tramite il client 3CX, è possibile metterla in attesa o inoltrarla alla segreteria. Allo stesso modo, trasformare una chiamata condotta con il client 3CX in una videoconferenza web è questione di un click. Niente interruzioni, niente ritardi, niente hardware o app ad hoc. I client forniscono inoltre in una singola app tutte le funzionalità UC (instant messaging, stato presenze, e servizi comfort) erogate dal centralino e offrono accesso a tutte le informazioni disponibili a sistema, tra cui rubriche e informazioni presenti nel CRM, con cui la soluzione UC di 3CX si integra nativamente e a cui trasmette automaticamente i log della chiamata, al fine di registrare l’avvenuta presa di contatto con quello specifico cliente, riducendo anche il tempo necessario per la reportistica.

“Con soluzioni UC allo stato dell’arte, sicure ed altamente interoperabili come la piattaforma 3CX, avvalersi in modo nomadico del proprio interno telefonico aziendale e di tutti i servizi UC erogati dal sistema è molto semplice, nonché sicuro. Questo è il nostro contributo attivo alla digital transformation di infrastrutture e sistemi per le telecomunicazioni, oggi sempre più mobile-driven”, conclude Saretta.

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I telefoni IP Snom D715 e D725 certificati per Skype for Business

Gli endpoint Snom dotati dell’ultimo firmware per le UC sono stati certificati come totalmente compatibili con le soluzioni per le comunicazioni unificate di Microsoft

BERLINO e LONDONDERRY, N.H. – Snom Technology, uno dei principali produttori di terminali IP da tavolo e DECT per l’uso aziendale, annuncia oggi che i suoi telefoni IP D715 e D725 dotati dell’ultimo firmware Snom UC edition hanno ottenuto la certificazione per l’uso con Skype for Business – la qualificazione più elevata per i terminali, che ne attesta la completa compatibilità con le soluzioni per le Unified Communication di Microsoft.

I telefoni Snom D715 e D725 con la versione 8.8.3.27 del firmware Snom UC edition hanno superato con successo i severi test di Microsoft. Ogni dispositivo ha ottenuto sia lo status di “Skype for Business Certified” sia quello di “Qualified for Microsoft Lync”, nel quadro del programma di verifica dell’interoperabilità tra i terminali prodotti da partner “terzi” e le piattaforme Microsoft.

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“Snom detiene un singolare primato nell’interoperabilità dei propri terminali con Microsoft Lync e ora anche con Skype for Business,” ha affermato Fabio Albanini, Managing Director di Snom Technology Italia. “Il nostro obiettivo é creare telefoni che presentino la più ampia compatibilità sia con le principali soluzioni per le Unified Communications sia con i produttori di centralini IP, al fine di garantire ai nostri clienti la miglior esperienza d’uso con tecnologie per le telecomunicazioni di livello enterprise.”

I telefoni Snom D715 e D725 supportano l’accoppiamento avanzato con il PC via Ethernet (ndr. “Better Together”). Le caratteristiche dei telefoni standard di Snom certificati per Lync includono il click-to-dial, il trasferimento di chiamata e le conferenze lato server.

“Il firmware Snom UC edition assicura ai  telefoni D715 and D725, compatibili con Skype for Business e Microsoft Lync 2013, un più elevato livello di integrazione funzionale e una miglior capacità di gestione dei terminali,” aggiunge Albanini.

I telefoni IP da tavolo D715 e D725 sono gli ultimi nati della serie 7xx di Snom, il top di gamma dei terminali per desktop. Gli apparecchi sono dotati del più moderno chipset Broadcom, supportano l’audio in full HD e dispongono di uno switch Gigabit Ethernet per prestazioni, velocità e una qualità audio di alto livello, ideale per il traffico voce su IP attuale e futuro.

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Il D725 possiede 18 tasti funzione multicolore ed è ideale per ambienti aziendali con un elevato traffico telefonico. Il D715, con i suoi 5 tasti funzione liberamente programmabili, è un telefono di base per il personale d’ufficio.

Disegnati e sviluppati da ingegneri tedeschi, i telefoni Snom D715 e D725 consentono agli utenti aziendali di beneficiare del ROI più elevato sul mercato, grazie all’estrema versatilità, all’eccellente flessibilità e alla garanzia di due anni, il doppio rispetto alla media industriale.

Il complesso scolastico californiano di Chula Vista utilizza i telefoni Snom UC edition con Microsoft Lync per i suoi 45 istituti che contano oltre 29.000 studenti. Ha scelto Snom D715 soprattutto per l’alta personalizzabilità delle impostazioni, per il supporto di periferiche USB e lo switch Gigabit Ethernet integrato. Snom D715 offre “il miglior rapporto qualità-prezzo,” ha affermato Dennis Kao, Senior System Analist di Chula Vista.

Informazioni su Snom Technology AG

Fondata nel 1996 con sede a Berlino, Snom è una multinazionale tedesca riconosciuta su scala globale quale primo produttore di telefoni VoIP per aziende e marchio leader del settore. Snom è proprietaria esclusiva delle sue filiali in USA, Gran Bretagna, Francia, Italia e Taiwan.

Noti per la robustezza, l’elevato livello qualitativo e l’estrema versatilità, i telefoni business firmati Snom, ingegnerizzati in Germania, sono sviluppati esclusivamente per operatori IT e installatori telefonici qualificati e certificati. Tutti i prodotti Snom, azienda che attualmente conta oltre quattro milioni di installazioni dei propri terminali in tutto il mondo, sono universalmente compatibili con le principali piattaforme PBX basate sullo standard SIP. I terminali IP Snom sono venduti attraverso i distributori agli oltre 25.000 rivenditori a valore aggiunto certificati Snom in tutto il mondo.

Per maggiori informazioni pregasi consultare: www.snom.com